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Deserto d'acqua


Di: Emilio Ajovalasit

Con: Emilio Ajovalasit, Clara Burgio, Preziosa Salatino

Musiche originali: Luca Cumbo

Produzione: Teatro Atlante

Debutto: 2 Giugno 2009 - Teatro Libero Stabile di Innovazione - Palermo.




"Ho visto viaggi interrotti,
piedi senza cammino,
occhi rimasti indietro."



Il progetto dello spettacolo nasce dalla necessità di indagare il tema delle migrazioni da un punto di vista inusuale: quello di chi oggi sta da questa parte del mare, la nostra.

In un luogo e un tempo indefinito, i personaggi che appaiono sulla scena vestono davanti agli occhi dello spettatore i loro panni. Forse guardie di confine, forse altro, con una divisa addosso aspettano davanti al mare: una frontiera d’acqua sempre deserta. Eppure capita a volte che qualcuno attraverso l’acqua arrivi. L’Altro, colui che arriverà dal confine imperscrutabile, potrebbe essere chiunque.
Così dalle  parole e dalle azioni dei protagonisti emergono, frammentate, le storie di chi è già arrivato e quelle di chi non arriverà mai.

“Deserto d’Acqua” vuole parlare di storie reali senza essere cronaca, con la convinzione che  il tema dell’accoglienza del diverso non riguarda semplicemente un fenomeno transitorio, ma interroga qualcosa di più profondo che coinvolge la stessa natura umana. Quella che viene raccontata è una storia ispirata al romanzo di Buzzati “Il deserto dei Tartari”, dove l’attesa del nemico in un luogo di frontiera diventa specchio di un’intera esistenza. Lo spettacolo racconta anche un viaggio, non solo quello che compiono gli stranieri per attraversare il confine ma anche quello dei tre personaggi che li attendono, indagando in questo modo la particolare condizione di quegli uomini che si trovano- per ruolo, scelta o necessità- ad accogliere altri uomini.



Nota: La necessità di questo spettacolo è nata anche dalle conversasioni fatte con Fatha, dalla testimonianza del suo drammatico viaggio dall’Africa all’Italia e dai racconti sul suo lavoro di mediatore culturale a Lampedusa.

Emilio Ajovalasit







Foto






















Foto: Dario Guarneri

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