
Venti di Gioia: Teatro Atlante festeggia vent’anni e lancia il biglietto sospeso
La gioia è tale solo se condivisa. È questo lo spirito di “Venti di Gioia”, il cartellone 2026–2027 con cui il Teatro Atlante celebra vent’anni di attività.
Il titolo è un manifesto di intenti, un invito a ritrovare, attraverso l’arte del teatro, stupore, fiducia e vicinanza.
Vorremmo orientare lo sguardo del nostro pubblico verso la bellezza, verso ciò che “non è inferno”, come direbbe Calvino, e dargli spazio.
Gli eventi di questo importante compleanno si sono aperti con una grande festa in Piazza Magione: quasi tre ore di spettacolo offerte gratuitamente alla città da tanti artisti. In quella occasione è stato presentato il cartellone pensato per un pubblico intergenerazionale, in cui comicità, magia, musica e poesia accompagneranno il pubblico da ottobre a maggio.
“Venti di Gioia” è anche, in parte, una stagione antologica: tornano in scena spettacoli realizzati durante questo ventennio, da riscoprire insieme a chi li ha amati e a chi li incontrerà per la prima volta.
Spettacoli senza parole, per abbattere ogni barriera linguistica come Ali (ottobre) La Sfida ( gennaio) e The Best Disasters -febbraio- affiancati da monologhi come Lettera ai Contadini -novembre- e Izzera (va alla Merica) -a marzo- oltre a due debutti –Tutto per aria di Emilio Ajovalasit e Unfolding Expansion della danzatrice Soad Ibrahim– e una piccola rassegna per pianoforte curata da Davide Mezzatesta, che offrirà al pubblico nuove occasioni di ascolto e scoperta.
Quest’anno oltre ai normali biglietti è possibile fare l’abbonamento completo, che con 100 euro permette di assistere a tutti gli spettacoli in cartellone.
Ma la vera novità è la campagna di biglietto sospeso: con una donazione libera, ciascuno potrà contribuire a offrire l’ingresso agli spettacoli a bambini provenienti da comunità, case famiglia e situazioni di fragilità. Un’iniziativa che dà continuità all’impegno sociale del Teatro Atlante e all’attenzione che ha sempre rivolto alle persone più vulnerabili. Perché celebrare la gioia del teatro significa anche fare spazio a chi rischierebbe di restarne fuori.
